Quella Volta a Manikaran

Manikaran, la capitale della Parvati Valley, laddove il Dio Serpente Sheshnag portò la Dea Madre rapita, e laddove Shiva venne a recuperare la sua amata, e nella battaglia fra titani, ad ogni proiettile che Shiva lanciò contro la Serpe, sì proprio il serpente che tiene intorno al collo, proprio lui Sheshnag s’invaghì di Parvati sino a rapirla, ovvero non potette resistere all’eccitazione dei due che amoreggiavano ché quando ella baciava il collo al suo amato, lui il serpente era proprio lì, in mezzo, e si scoprì non essere un semplice ornamento… e laddove cade ogni proiettile lanciato dal distruttore della mente e dell’universo, un geyser d’acqua calda nasce, ed è così che Manikaran è costruita nel lato in ombra del canyon, unico centro abitato in tutta la valle su quel lato, ove d’inverno ci sono solo poco più di un paio d’ore di sole, ma le acque son calde, le case son sulle acque calde, ed è la festa della calda umidità.

E da Manikaran salgo ancora a piedi su su oltre i tremila, quasi ai quattro, dove le piante di Marijuana son blu, ed il fumo il migliore, del mondo. E salgo su e cammino e dormo in case piene di pulci laddove vestono ancora collo stile greco antico: qui si nascosero i disertori dell’esercito di Alessandro Magno, quelli che incontrarono l’amore e non ci pensarono manco un minuto a camminare anni per tornare a morire in qualche guerra dimenticata al fine di regalare altre terre al loro re; e qui ci si nasconde noi oggi, i disertori di tutti gli eserciti del mondo, i pacifisti gli incazzati pronti a morire ma mai per un padrone o un generale.
Occhi turchini e giacca bianca, qui le genti le discendenze i lignaggi, lo spirito, gli spiriti, l’alleanza, ed avevo pure una stanza, giù a Manikaran, la condividevo con Rejis, il francese, che una volta bucò due decilitri di vino rosso, e fece una faccia da vecchio nostromo, immediatamente sbronzo, naso rosso, ooo Rejis!

E lì in quella stanza, ove non è necessario mettere materassi per dormire ché il pavimento è così caldo per le acque sotterranee, una mattina ci si sveglia per andare a camminare in montagna con Rejis, e mentre ci si stava fumando un paio di chillums a colazione, ecco l’italiano che avevo ospitato per la notte ed era uscito presto ritornare con tutta una schiera di poliziotti.
Che stronzo! Lo incontrano per la strada, gli chiedono dove vivi, e lui, invece di rispondere non ho casa sono appena arrivato, li porta a casa nostra, l’infame! Gli ufficiali entrano ed intimano a tutti i presenti di tirare fuori i passaporti, e lo stronzo mi dice pure in italiano di star tranquillo che il fumo suo lo ha nascosto fuori casa, nel mio giardino, quanta grazia! Io pure il mio fumo ce l’ho nascosto e so che Rejis non ne ha, infatti stavamo partendo per la montagna ché lui vuole comprarne di quello buono, ma so che Rejis è fuori visto, ossia dovrebbe già esser uscito dall’India, di fatto sta in situazione di Overstay un reato che prevedeva allora sino ad un anno e mezzo di galera! Gli diamo i passaporti prima noi e l’ufficiale li controlla accuratamente, Rejis è l’ultimo, pallido in volto aspettando la mannaia che si abbatta… ma proprio quando l’ufficiale gli chiede il documento, un suo sottoposto, un semplice agente arriva colle mani dentro il barattolo della farina ove io ho nascosto il mio fumo, sicuro che nessun indù avrebbe mai messo le mani nella sacra attá! Ed invece… così l’ufficiale dimentica completamente del passaporto di Rejis, di fatto glielo ridà in mano senza nemmeno aprirlo, e domanda col fumo fra le mani: di chi è questo? Ed io, invece di dire che era dell’infame contando pure sul fatto che Rejis avrebbe sicuramente confermato, in preda alla mia solita onestà dico: è mio! E vado via in manette.

Mi portano fuori alla scuola, ove ci sono varie persone fermate in tutta Manikaran; e tutta la popolazione della piccola città in semicerchio intorno alla piazza al cui centro sta un tavolo ove han posto la bilancia con gli ufficiali che pesano la droga sequestrata e noi, i fermati, proprio davanti alla porta della scuola, circondati di guardie. Mi rendo conto subito che con 120 grammi, 12 tolas come si dice qui, son quello che ne ha di più, me la vedo brutta… ed allora, cercando una exit strategy, approfitto della distrazione dei piantoni e scopro che la porta della scuola giusto dietro di me non è chiusa a chiave, la socchiudo e mi infilo dentro alla chetichella richiudendomela alle spalle, ed inizio a correre frenetico dentro l’edificio, aprendo e chiudendo alle mie spalle tutte le porte che incontro in linea retta sino a che l’ultima mi da la libertà sul retro della scuola.

Corro via veloce, non so dove andare, il mio afflato spirituale conduce i miei passi al tempio Sikh, quello delle acque calde. Ho sempre visto delle misteriose entrate ai suoi sotterranei che chiamavano la mia curiosità, e mi ci butto dentro, nelle viscere della madre terra, fra vasche e condutture d’acqua bollente, fra i vapori una specie d’inferno benedetto, più che altro un limbo in cui attendo, vari piani livelli sotto la città, la sentenza divina: mi troveranno o no?

Ci sono vari vecchietti, che non avevo mai visto su al livello della “vita normale”, vecchietti seminudi che vivono fra le acque calde, fra i vapori e le vasche, secondo me salgono solo all’ora dei pasti offerti dal tempio ed il resto della loro vecchiaia la passano qui, al caldo, vestiti solo con un perizoma o un longhi, ossia un panno che cinge i fianchi stile Gesù sulla croce, come stava vestita mezza India, la povera e la religiosa. Non fanno caso a me i vecchietti sotterranei, gli uomini santi, la sconosciuta cultura underground di Manikaran, ugualmente io mi dirigo al più profondo dei livelli, ove mi nascondo acquattato dietro l’ultima vasca, immerso nei vapori caldi e nella speranza, ch’è quasi una certezza che le sacre acque mi salvino. E così è.

Non ho un orologio, le ore passano, non so che fare, a un punto decido d’uscir fuori. Come salgo al tempio la prima persona che incontro mi dice: che fai qui? Ti stanno cercando dappertutto, scappa!
Ed allora mi arrampico perpendicolare su per il monte, fuori da qualsiasi sentiero, con passo di capriolo salto fra le rocce su su su, sino alla sommità della scarpata da cui domino tutto il villaggio, come soldatini li vedo i poliziotti che girano per il villaggio e le loro jeep parcheggiate nel piazzale, sino a che se ne vanno a sera portandosi via due persone incatenate, e penso che posso scendere. Ma non mi fido ed aspetto l’oscurità, e quando essa viene entro al villaggio percorrendo oscure vie laterali, rasentandone i muri per mantenermi sempre nell’ombra, la madre notte è mia alleata, l’alleata di tutti i rei del mondo. Non posso tornare a casa, penso di recarmi all’abitazione di un francese amico col proposito di chiedergli ospitalità, di nascondermi lì qualche giorno, e sì ci arrivo non visto da nessuno, e lì sono lì Rejis e tutta la banda a fumare: sono salvo!

Ma dopo un po’ vogliono uscire, andare a bere, io no io dico resto qui vi aspetto, ed il proprietario acconsente, ma Rejis e tutti mi accusano di paranoico: è finita, sei libero, gli sbirri sono andati via, andiamo a festeggiare! che temi? e mi faccio convincere ed esco in strada. Ma lì fuori mi prende l’ansia, il panico totale, non voglio farmi vedere in cantina non mi fido e parto correndo verso casa mia attraversando tutta la strada principale deserta a quest’ora, son circa le dieci di sera, 13 ore sono passate dal mio arresto, 12 dalla mia fuga.

C’è Rama che piscia in istrada, ubriaco come ogni sera il bramino alla luce che emette il suo chai shop mi riconosce ed urlando si aggrappa ai miei capelli lunghi con tutte e due le mani. Escono dal ristorante due sbirri, completamente ubriachi, e mi acchiappano pure loro ed a forza i due poliziotti più Rama più qualcun altro, non senza difficoltà, mi portano dentro. Risulterà che la Polizia andandosene via aveva lasciato due agenti per continuare a cercarmi ed essi, invece di rastrellare la città se la passavano ubriacandosi con Rama, ed io ero passato proprio lì davanti! Dopo svariate libagioni, verso l’una di notte mi portano via, incatenato, verso una casetta governativa di qualche tipo, appena una capanna all’entrata del villaggio che hanno lasciato in dotazione agli sbirri, proprio al Bus Stand, ove mi dicono che aspetteremo il primo autobus per Kulu, la capitale distrettuale.
Normalmente gli stranieri specialmente gli occidentali non vengono torturati come i normali prigionieri in India, per tema di ritorsioni diplomatiche, ma i due poliziotti sono estremamente ubriachi e mi riempiono di botte, calci e pugni ai quali non ho la forza di reagire, più che altro per aver perso la fiducia in me stesso. Mi sento un coglione, ero libero, dominavo la città dai monti e li vedevo tutti come soldatini di piombo, dominavo l’inconscio e la paranoia dai caldi sotterranei del tempio, ero persino riuscito ad arrivare alla casa del francese ove avrei potuto rimanere al sicuro un tempo indefinito o andarmene via a piedi per i monti e far perdere le mie tracce, e no! Come uno scemo mi ero buttato per la via principale, in preda all’indifferenza, alla falsa sicurezza noncurante che mi dettero gli svariati chillum fumati a casa del francese, e per la prima volta dalla mattina ero finito in preda al panico, e mi ero buttato fra le braccia della “legge”.

E le loro botte erano le mie, ero io a pensare di essermele meritate: sono uno stronzo! pensavo. Quando si stufano di picchiarmi ed insultarmi e vogliono dormire i due aguzzini ne pensano un’altra: aprono una delle due manette antidiluviane, la destra, e vi fanno passare dentro due giri di catena cosicché quando la richiudono non ci sia più spazio per il mio braccio, e la mano inizia immediatamente a gonfiarsi ed a diventare blu con dolori atroci. Così non puoi pensare a scappare ancora! sghignazzano i due aguzzini, e così passo le poche ore che mancano al primo bus, quello delle sei di mattina…

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Radial Time Religion

RadialTimeSeal

This religion was born after the quantic discovery that time, instead of, or on top of, flowing in a linear or circular or wave way, is actually starting and irradiating in all directions from any point of the continuum net putting itself in the position of the observer.

And even the events when charged of emotional or intellectual consequences act as a Radial Time Explosions, with their timelines going in any direction, i.e. in the future, into innumerable different dimensions, and in the past, so affecting the actors involved in the event even before it actually happens.

All these timelines starting form infinites points intersect themselves with others, interacting in a way that the original scientists/ministries/founders of the Radial Time Religion tried to understand and interpret in the studies that formed part of what the people not properly call the holy texts of this cult, that in reality has not any one, neither any type of moral principles to be followed or even less taught; or statements about what is real or not; instead in this belief system anything is seen as true.

More than the specialist calculations around the mystery of time what changed the lives of the followers, and the culture of the societies where they live, is exactly this pragmatic continuous research of other, hidden aspects of the reality in any of its manifestations, that lead to the practice of the Holovision, which may be descripted as the main spiritual practice of this religion, its sacrament.

The Holovision is a type of meditation in which the observer/participant starts his/her own Radial Time Explosion consciously expanding not only his/her consciousness but his/her timelines to the infinite, free to examine and, if enough powerful, to act in, any point any relation in the infinite net of everybody else’s timelines.

More than time travel is time communication, is paradox surfing, is the active participation in of the cosmic concert; and in the creation mode, too.

Since the time lived by the Holovision observer/participant is running in another line from our 3D world, in a few hours of uninterrupted practice they can create a whole universe and follow it until its destructions.

The affiliates of the Radial Time Religion are gods; in the sense that they act as gods, their spiritual practice is to create universes in which they are The God, the demiurge. And these universes, as known by the science, are real. As they are the people and their lives inside these pocket universes.

The conscious Radial Time Explosions eventually started by anyone of the habitants of the pocket universe created by an observer/participant/god X is actually seen around the body of X while immersed in the Holovision as a blinking star, just a very very short life light, but they may be so many to give a halo of self-creating light all around, testifying the so many souls he created during his/her Holovision who have reached, at least, the same spiritual level of his/her creator. And this may be described as their main goal.

There are always people in the temples watching in awe the Holovisionaries, and it is believed that even just staring at their brilliant aura is a spiritual blessing and a total healing, and the temples are always full.

So in this religion there is a double type of participation, the Holovisionaires and the gatherers in the temples; but the roles are continuously switched at will, and there is no any type of priesthood, simply in the temples whoever is actually immersed in the Holovision is the officiant, and is the rite, too, the function itself.

The affiliates of the Radial Time Religion are free to use or don’t any plant, or synthetic supplement, but for sure they use magical plants during the very important initiations: the first is at 13 years of age and after passed it the youngsters go to live together in one of the communities reserved for them. The second initiation at the age of 20 is charged with a very important social role since it is a Collective Holovision Quest, where, as they fuse their personalities together, they fuse also the values the habits the social lifestyle of their experience of life in the teen-agers communities with the very energy of the elders community partecipating in the ceremony at the temple. In this way the politic and the social administration is renewed every year.

Sometimes, only once in a long while, one of the Holovisionaires suddenly disappears during the practice, to never be seen again, and just before to vanish in the thin air they all have been heard uttering the mysterious words: MAA DUP

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AEIOU il papa in Messico 1999: istantanea provvisoria

Il papa è lì, di fronte a me, che mi parla, in primo piano dallo schermo televisivo.

Interrompo di mangiare, preoccupato, seduto al tavolo del ristorante.

Dietro di lui lo scenario è grandioso: il suo palco, faraonico, e, sotto, centinaia di sacerdoti a pregare. Dietro di me la confusione regna normale nel ristorante: camerieri che vanno avanti ed indietro, proprietario e cassiera che discutono animatamente colla radio accesa che strimpella ad alto volume, avventori che discutono in mille idiomi seduti ai tavoli, solo un paio di coppie, le più vicine, guardano la tele come me.

Nella babele di lingue dalla Tv s’impone il latino del papa. Non riesco a seguirlo, il mio antico latino scolastico non è sufficiente all’impresa, ma è il potere di quelle parole, oltre a quello personale del vecchio, che saltano immediatamente all’attenzione delle mie difese automatiche. Cazzo! Quello sta recitando un anatema! Qui, davanti a me, contro di me! Può annichilarmi o ridurmi al suo giogo… devo fare qualcosa!

L’idea di lanciargli un qualche potentissimo mantra tibetano o indù la scarto subito, non mi metto colle religioni, io. E poi sarebbe il suo terreno.

Epperò urgente che io mi difenda in qualsiasi modo, ché quello continua a sviolinare in latino!

Da chissà quale cellula (addominale?) del mio corpo salta fuori il ricordo di alcune parole:

” i karateka, in Cina, usano emettere i suoni puri delle vocali ”

Comincio subito:

“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA”

Non mi curo delle due coppie che potrebbero sentirmi, anche perchè le loro reazioni sono favorevoli, sembrano comprendere e quasi sentirsi onorate di assistere a tale scontro fra titani.

“EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE ”

Il papa continua a recitare, il suo anatema è potente, il suono delle sue parole riesce addirittura a momenti a non essere coperto, nelle mie stesse orecchie, dal quasi urlo che emette il mio stomaco… il petto, il collo, la bocca. E mentre Sua Santità continua a parlare lentamente inizio colla “IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII” e nello stesso momento vedo illuminarsi il cuore del papa di una fortissima, ma non abbagliante luce bianca.

” IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII ”

Cazzo, è fermo al chakra del cuore, ecco perchè fanno tante menate sulla pietà e giù di lì, devo aiutarlo, io!, a salir su… e mi concentro, mi sforzo in verità, e quando inizio la O, la luce gli è già arrivata in mezzo alle sopracciglia…

“OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ”

Cazzo! Ma gli sto dando potere, mi sta fregando… il Grande Stregone è davvero tosto, sta addirittura usando le mie stesse difese a suo vantaggio…

“OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ”

Già, così gli sto dando il controllo sulla mente, forse riuscirà a capire di più, per il bene di tutti; ma, e se invece stesse mentendo? E se fosse solo un bluff il suo chiedere scusa (oggi per gli errori dei suoi predecessori, inquisizione, etc…), se fosse falso il suo rispettare gli Spiriti dei popoli, per poi annientarmi alla solita maniera del vecchio Anticristo di Babilonia?

“OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”

Oddio, certo non voglio portarlo più su, al settimo cielo… e se poi da lassù dovesse lanciarmi un dardo?

“OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”

il papa alza gli occhi e li fissa diritti nei miei…

“OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ”

… e a voce alta dallo schermo dice:

” Ti sei scordato la U “

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T.A.Z. Zonas Temporalmente Autónomas : huertas urbanas compartidas

Parece que no esté otra alternativa al ser depredadores que la de ser deprimid@s, y acabamos siendo las dos cosas, ambas basada en una “de” de defecto, pero los tiempos van madurando para pasar a una “co” de cocreación, cooperación.

Se habla mucho de “huertas urbanas” como respuesta urgente a la subida impresionante de los precios de los vegetales que además son producidos por la industria basada en la explotación humana y la contaminación, mejor dicho el envenenamiento total de los frutos del campo por medio de fertilizantes y productos para la protección de las plagas cuando no son transgenéticos tout-court. Un tiempo las huertas eran hechas por las familias, especialmente las más pobres, que aprovechaban de cualquier pañuelo de tierra para sembrar milpas, pero hoy con la urbanización y la crisis de la familia tradicional, nos encontramos desprovistos de cualquier acceso a la tierra y al conocimiento ancestral… ¡bien creando huertas urbanas en común podemos compartir no solo la tierra sino los conocimientos, las semillas y más importante aún el tiempo!

Convivir no es solo dar todo nuestro poquito dinero a las cerveceras con la excusa que estamos intentando ligar.

 

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TAQUITOS DE BATACLÁN

Ayer asistí en ex Teresa al Programa 1 de “Bataclán en fuga” , curado por Elias Luna y Mirna Roldán, registros de participaciones femeninas al Batclán Internacional.
Empezando de arriba de la Frontera que vimos en el interesante trabajo de Marcia Santos me viene da pensar que ahora, con los homicidios de Mile Virginia Martín, Olivia Alejandra Negrete, Nadia Vera, Yesenia Quiroz y Rubén Espinosa. justo en la Narvarte a la esquina de donde estuvimos celebrando a la Luna Azul, la FRONTERA YA BAJÓ, y llegó a la capital. Pero ¿frontera con que? ¿Con la paz? Arriba hay los narco-homicidios, los feminicidios y ahora, hasta aquí en DF, la eliminación física de los trabajadores de la información que molestan a la cúpula narco-política… y debajo de la frontera hay los homicidios políticos, los 43, la represión del sur rebelde, y en vez de las fotos de los militares en Juárez ahora vemos las fotos del ejercito amenazando a los maestros en Oaxaca. Así está el CUERPO DE MÉXICO: la cabeza ya está secuestrada, como nos enseña la sabiduría chamánica, presente en los dibujos de RurruMipanochia, que nos revela como la cabeza fue perdida, ya es territorio ocupado por el enemigo: la mente la racionalidad el negocio. Y abajo los genitales reprimidos escondidos culpables por la religión la vergüenza la enfermedad. Y la frontera queda en el estomago del país: el asco, y el cinismo cabrón. Y la FRONTERA SOMOS NOSOTRXS, NUESTROS CUERPOS Y SU NÁUSEA. Y aquí les digo que lo que me impactó más, en lo literal psicofísicamente, de la perfo de Lígia Marina en Fiesta Marrana fue cuando le echó la santa sangre menstrual en la frente y la nariz de Charlee Chamuko, ya de hecho una ceremonia tántrica. La transformación de lo que a la gente corriente le da asco en lo sagrado; la transformación del estomago de órgano para vomitar, a lo que se redujo en frente a la cultura que rige al mundo, a órgano para ¡milagro! metabolizar energía y conocimiento. ¡Esto sí que es una revolución!
De los videos en su mayoría re-buenos, quiero fijarme en lo que creo fue el primero, él de Flor Liliana: una relación sexual sincopada, con fotogramas del acto alternados por fotogramas negro al ritmo rápido de una cogida fuerte, rica, pasional, pero, a pesar de esto y del audio, el video no causa  morbo o excitación sexual, como pasa con los aburridos videos porno, o la publicidad que nos bombardea obligándonos a comprar un teléfono o lo que sea por medio de la imagen de un cuerpo que se nos ofrece. No: en este video la edición del artista le regresa carácter sagrado a las imágenes de chupadas, lamidas, penetración, besos, congelándolas en el tiempo expandido como instantáneas eternas…
¡A esto sí que se le puede llamar POSPORNO!

Próximos programas el 14 y el 21 en ex Teresa a las 19 horas.

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CABEZA DE PERRO

MÉXICO 2014 d.C.

– ¿qué me importa de conocer las vidas pasadas de la gente? Me vale madre de todo… fíjate si me puede interesar saber de sus vidas… –

– este sí es un punto – la voz de mi compañera en el audífono, de un solo lado que la otra bocina se reventó, me anima, como siempre, a investigar más

– estoy de mala onda, odio este lugar, me caen gordos todos, y todas las tareas las rutinas que me creé. Estoy en huelga: ni trabajo ni meditación ni nada, o a lo mejor sí: pura cerveza, me quiero emborrachar, y tequila, y vinos… –

– sólo por hoy te lo permito – se ríe sola de tanta audacia, no sabe que es una semana que voy bebiendo, o a lo mejor sí lo sabe, me conoce bien.

EGIPTO 3er milenio a.C.

Me voy a dormir, o mejor dicho a hibernar, ya que tengo esta capacidad; o sea los creadores de mi cuerpo le dieron esta facultad, como los osos duermen entre una estación cálida y la otra así hago yo, pero mi sueño puede durar eras ¿quién sabe cuanto? hasta que venga el tiempo de mi nueva misión. Sé solo que estoy cansado. Tuve una larguísima vida, tiempos incontables en las naves espaciales de nuestra flotilla, y en fin aquí donde les enseñamos a los terrestres a embalsamar cadáveres, y a través de esta practica mostrarles el carácter doble de la muerte, otro despertar… al creador del universo le gusta jugar, nunca es lo que parece, todo es doble, múltiple, todo es un truco. Pero no es un truco esta cabeza de chacal encima de este cuerpo humano, ingeniería genética, son buenos mis creadores en esto y, aún si ellos me la dieron de lobo, aquí en Egipto me ven con cabeza de chacal. Y mi espíritu vino en este cuerpo. Los habitantes de aquí saben bien que somos gente de otra estrella, aún si sus jefes nos transformaron en dioses, creando una religión para el control político. Tuve que trabajar con los muertos toda mi vida terrestre. Será una ilusión la muerte pero el dolor es real, el hedor es real, las lagrimas que acompañan mi vida donde quiera que vaya son negras, como las mías. Mejor dormir, estoy cansado. Hice que prepararan un rincón escondido en una pirámide, no lo sabe nadie entre los vivos, aquí podré dormir por siglos.

EURASIA siglo XX d.C.

Sueño sueños raros, que lo revelan todo, cada noche, y cada noche les olvido. A los dieciséis años empecé a soñar de escapar de un peligro terrible y caer en una situación peor; y después aún en los sueños lo sabía, me perseguían el fuego los perros el dolor la perdición – no hay otra salida que aquella puerta – y aún consciente que del otro lado iba a haber algo peor, no podía hacer otra cosa que lanzarme… al próximo infierno. Siempre estaba mi mamá conmigo, era para salvar a ella que no me dejaba devorar, y a veces la tenía que cargar físicamente, como un cuerpo muerto. Hasta que después de dos años una noche me la encuentro: bella joven encuerada bajo una cascada de agua y de luz, Madre Naturaleza me lo explicó todo, y fue una maravilla, y supe que nunca más iba a tener estas pesadillas. Y así fue… en los sueños, porque el laberinto infernal se mudó a la vigilia, y en mi vida todo siempre se iba a la chingada: dolor muerte cárceles hospitales crematorios cementerios fueron mis lugares. Cargué los cadáveres de mi esposa y de mi hijo. Y de mi mamá de mi papá me sentí asesino. Pero siempre supe de tener la llave de oro para salir del laberinto infernal: la explicación de Ella… aún si no la recuerdo.

MÉXICO 2014 d.C.

A la cliente no la conozco ni sé en que lado del mundo está, no la veo, es sólo una voz por teléfono; una que pidió una consulta, y nosotros los clarividentes nos repartimos la lectura por partes. Yo me desafío, ya no me da miedo, me vale verga, y así cuando toca a los demás videntes quiero verlo yo también y ¡caray! siempre le dicen lo que yo también acabo de ver, es asombroso, y justo después de pensar que no quiero creer… pero sigo aquí porque sé que éstas ideas te las meten los arañas. De repente empiezo a ver en una vida pasada de la cliente, una de las tres que le vamos a leer, una que me llama la atención, y cuando pienso que tendría que comunicárselo… por supuesto que la guía en turno me la asigna.  Así le dijo:

– te veo correr, eres una mujer vestida de azul, en un lugar del Oriente Medio, más allá de Siria, hace unos dos mil años, estás desesperada, hay una guerra, perdiste a tu hijo. Está otra persona involucrada, sentada en frente de ti, esta persona tuvo responsabilidad en la muerte de tu hijo, tú lo aceptaste, pero no la pudiste perdonar en tu corazón. Tu espíritu me mostró esta vida en particular para que te pueda decir lo que veo muy claramente: tu hijo de entonces ahora está bien, es muy hermoso con largos cabellos color del oro, y luce todo de una luz dorada, pasó a un nivel de existencia superior ¡el plan funcionó! Pueden sentirse en paz. –

PERSIA 1er siglo a.C.

– No me dijiste que tenía que morir ¡tú, Cabeza de perro! – sentada en la banca de piedra la mujer está en frente de mi, vestida de azul, desafiando lo que cree un dios. Estoy solo, sólo yo en este lado de la mesa. La emoción me bloquea. Nunca pude hablar, el hocico de perro me impide de articular palabras, siempre comuniqué telepáticamente, pero ahora no puedo. Así como la mujer y su marido sentados a un lado de ella, después de la ceremonia de entierro del cuerpecito, están maldiciéndome silenciosamente, maldiciendo a lo que creen un dios… así yo voy maldiciendo a mis creadores ¿porqué la muerte tiene que ser mi trabajo? ¿porqué todos los seres queridos tienen que morirme alrededor? Ya estoy cansado de todo eso, no es un juego… ¡nunca lo fue! aún si yo lo empecé ya no quiero. Yo lo empecé. Todos escogimos nuestro destino, allá, entre una vida y la otra, tejimos la red de nuestras vidas, ahí sabemos porqué, a lo mejor, pero aquí no lo recordamos, la tarea es descubrirlo, recordar nuestra misión. Yo ya sé cual es la mía, me desperté en la pirámide y vine hasta aquí con una tarea más evolucionada, no solo acompañarlos del otro lado, como era en Egipto, esta vez se trata de algo mejor… tanto mejor que es más terrible: aquí no soy un embalsamador ¡aquí soy un asesino! Tengo que subir mi consciencia desde el centro de las emociones a la cabeza, sino el dolor la rabia la desesperación me arrastran, para ser capaz de decir algo a la mujer

– te dije que su espíritu se ofreció para ir en otra dimensión, para su evolución, para un aprendizaje tan excelso y avanzado que no lo podemos imaginar, y sí fue aceptado, lo mereció, fue escogido… –

– me dijiste solo que tenía que ir a otro mundo… –

– no es posible irse con todo el cuerpo, se trata de una dimensión puramente espiritual, y ya estaba listo –

– era tan chiquito… – La mujer empieza a aceptar, pero solo como consolación: su mente le dice que su hijo va a ser un dios, mejor que vivir aquí entre guerras, sangre y violaciones… pero en su corazón me odia, yo soy el culpable, el autor de tanta injusticia, él que vino a llevárselo. Ya basta. Estoy viejo, este cuerpo va a morir pronto: no quiero hibernarme otra vez. Y la próxima voy a nacer hombre, igual a todos los demás. Ya no es tiempo de dioses.

el Bardo Rodol

[ya publicado en Cinocefalo #2]

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NEW QUANTUM THEORY

EL EVENTÓN : EL CUANTO DE LA EVOLUCIÓN.

Antes tuve que darme cuenta de cómo cada evento importante influye en el tiempo en todas las direcciones, o sea no sólo en el futuro, algo explicable por medio de la causa-efecto, más bien aún en el pasado, algo que se puede verificar mirando a los acontecimientos, y sobre todo las actitudes, que precedieron el evento.
Por lo tanto había yo elaborado la TEORÍA DEL TIEMPO RADIAL (que naturalmente no excluye la linealidad y la característica cíclica, otras calidades del tiempo) que representé así en el dibujo aquí abajo que llamé el “SELLO DEL TIEMPO RADIAL”: con el evento al centro, en la origen, y sus efectos expandiéndose en todas las direcciones: en nuestro aparente tiempo lineal, así como en otras líneas temporales, reducidas a dos en el diseño por a necesidad grafica de la representación por medio de los ejes cartesianos.
He tenido que actualizar esta teoría postulando la existencia del EVENTÓN, el cuanto evolutivo, el cambio, el crecimiento espiritual, que tiene un efectoo justamente GRAVITATORIO atrayendo a sí (de todas las líneas temporales) otros eventos: de hecho como tod@s sabemos muy bien la vida funciona a CLUSTERS, racimos, o sea hay temporadas en las cuales no pasa nada y de repente pasa todo junto, estos conjuntos de acontecimientos no es otra cosa que la señal que un CAMBIO DE NATURALEZA EVOLUTIVA en nosotr@s va llegando, y de hecho ya vino, así que es el momento de abrochar los cinturones y despegar para tener una visión de águila desde la altura y no perderse en encarar las cosas cada una en su peculiaridad

L’EVENTONE : IL QUANTO DELL’EVOLUZIONE.

Dapprima mi son dovuto rendere conto che ogni evento importante a livello esistenziale influenza il tempo in tutte le direzioni, ossia non solo il futuro, cosa spiegabile per mezzo del principio causale ovvero la relazione causa-effetto, ma anche il passato, cosa che si può riscontrare negli accadimenti e soprattutto gli atteggiamenti che hanno preceduto l‘evento in questione.
Pertanto avevo già elaborato la TEORIA DEL TEMPO RADIALE (ciò non esclude la linearità né la ciclicità, altre caratteristiche del tempo) che avevo disegnato così nel “SIGILLO DEL TEMPO RADIALE” qui riprodotto: coll’evento al centro ed suoi effetti diramentesi in tutte le direzioni, sia nell’apparente nostro tempo lineare cosiccome nelle altre linee temporali, nel simbolo ridotte a due per le necessità grafiche di una rappresentazione sugli assi cartesiani.

Ho dovuto aggiornare questa teoria postulando l’esistenza dell’EVENTONE, il quanto evolutivo, il cambio, la crescita, che ha un effetto propriamente GRAVITAZIONALE attraendo a sé (da tutte le linee temporali) altri eventi, infatti come tutti ben sappiamo la vita funziona a CLUSTERS, ammassi, ovvero ci sono lunghi periodi in cui non succede nulla e poi di colpo capita di tutto, ebbene questo ammasso di accadimenti non è altro che il segno che un CAMBIO DI NATURA EVOLUTIVA, in noi stessi sta per avvenire, e di fatto è quindi già avvenuto, tempo di allacciare le cinture per decollare e tenere una visione d’insieme dall’alto invece che perdersi ad affrontare le cose una ad una nella loro particolarità piccina.

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PLACER DE ALTURA

El cuento corto mío PLACER DE ALTURA como aparece en el volumen Entretelas, del editorial Epiceno, que comprende las obras seleccionadas en la sección literaria de la muestra de arte porno-erótica 3er. Bataclán Internacional:

La aguja que entró en su vena en su carne lo empezó a despertar, el flujo eléctrico que soltó la inyección dio un escalofrío de placer erótico y antiguo a su cuerpo, que ya no está frío. – Soy tu nave espacial despertándote porqué hay un objeto no identificado en ruta de colisión -. No se quien chingao soy, pero lo que sé es que soy Yo observando el ovni que traje adentro de la nave: es como un increíble alga espacial que quien sabe como puede vivir de la simple luz de las estrellas en la lejanía del vacío. Quitado el traje espacial me quedo desnudo, y así estoy frente al alga que ondea sincrónica con mis pensamientos, la resaca de quien sabes cuantos siglos de dormir está dura, como mi verga que no se bajó desde el despertar. Aún todos los pelos de mi pierna se ponen erizos ahora al tocar el alga, parece que me esté lamiendo, o más bien me está chupando los pelos, y cada uno de mis vellos está viviendo su propio orgasmo! Y por fin soy un ser colectivo compuesto de miles de simbiontes que existen solo en cuanto gozan el placer. Serpenteando el alga alrededor de mis muslos, sueño que me penetre por el culo con su tentáculo, tentación irresistible… y ahí está mi papá mirándome, el primer maldito recuerdo precedente la hibernación, la verga se me baja de una vez, estoy frío y culpable. Pero ella empieza a chupármela, envuelta ahora en verde y dura, y gozo gozo gozo. Y se traga mis huevos, hermanos mellizos que ya se van devorando uno con el otro, y el placer es inmenso. No se si me trague ella o me lance yo por completo en sus fauces, antes que mi cabeza desaparezca le grito – Recuerdo que me llamaban Nanahuatzin… y ahora gracias a ti mi planta carnívora, mi pinche puta espacial, mi amor, ahora… soy una semilla de estrellaaaa! –

Et Lux Fuit: el vacío es iluminado por una gran estrella cabrona hija de la chingada.

Rodolfo de Matteis, a 12 de julio de 2013

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HALLAZGO DE CIVILIZACIÓN PREPALOMITA

Increíble descubrimiento en el área desértica del altiplano mexicano

¡PRIMEROS HALLAZGOS DE LA CIVILIZACIÓN PREPALOMITA!

Investigadores encontraron pruebas de vida humana en otra era, que hasta hoy se creía legendaria

Un equipo de intrépidos exploradores descubrió esta ruina donde tenía que estar simplemente la nada habiendo sido toda la zona completamente explotada por diferente generaciones de enanos y obreros.

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Los arqueólogos declararon tratarse del primer rastro que prueba que sí: ¡hubo una cultura prepalomita! Los antropólogos aseguran tratarse de la terrible prueba de cuanto fueron bárbaras y sangrientas estas gentes: la construcción, que llamaron la Torre Clara, era un instrumento de tortura muy refinado y fatal donde los tiranos primitivos ponían los primeros héroes que empezaron a civilizarse comiendo palomitas, o sea cambiando su alimentación desde la abominable costumbre de devorar “pozole” imperante en aquellas época oscuras, cuando ¡horror! se consumaban granos provenientes de plantas… y no de la industria, y que además no eran genéticamente modificados por parte de nuestro iluminados científicos, con consecuencia inimaginables en las actitudes de los prepalomitas que se dice tenían mucho “tiempo libre” que ocupaban paseando con sus hembras, bajo inquietantes “arboles”, llenos de peligrosos aves y otros animales no esterilizados y sin chip instalado bajo piel, donde además las parejas prepalomitas se “acoplaban”, aún si los antropólogos no nos explican de que se trate, sin dudas una violenta práctica de dominación machista. Los civilizadores que tuvieron la osadía de empezar a nutrirse de sabrosas palomitas venían puestos a morirse de hambre y de sed en estas torres sin techo bajo la terrible luz solar, y lo de la luz solar no era considerado tortura en cuanto los primitivos prepalomitas no eran informados circa los terribles efectos de los rayos del sol, ni tenían pomadas filtrantes y usaban solo “sombreros”.

A los escépticos que dudan de esta hipótesis basándose en el hecho que no fueron encontrados huesos humanos en esta torre los antropólogos contestaron revelando que los prepalomitas inexplicablemente no alimentaban sus mascotas a croquetas si no ¡le daban huesos a sus perros!

Sin embargo los conspiranoicos como siempre no están conformes, y (apelándose al derecho del six flag, o sea a la todavía existente ¡esperemos no por mucho! “ley” que permite las creaciones de guiones de cuentos de hadas para nuestros pobres niños) opinan que no era una torre la que se encontró más bien una rampa de lanzamiento para naves espaciales de hipotéticos extraterrestre en forma humana con los cuales los prepalomitas supuestamente tenían contacto y comercio ya que también a ellos les gusta el “maíz”, cuando todo el mundo sabe que los únicos extraterrestre de todo el universo son los Grises que generosamente nos ayudan a gobernar las corporaciones y a llevarse a sus planetas los minerales que se extraen del subsuelo para hacer espacio a las nuestras hermosas y seguras ciudades subterráneas.

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Se registran manifestaciones de ciudadanos ejemplares pidiendo que se reactive la Torre Clara y en ella se pongan los conspiranoicos hasta que sus huesos se blanquezcan…

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Vincenzo Taurino, artist

When Vincenzo died

someone, Sabina? said that we all thought

or the very same concept Courtney Love

expressed, tens of years later, when Kurt Cobain died:

he was burnt by the desire to die young by his excesses

like Jimi, like Janis, he couldn’t have lived one day more!

It’s really hard to decide goin’on living every day with that burning desire

follow¡ng you calling you, slowing you down on the highways, and speeding you up on the turns

existential U-turns defibrillating not-convinced suicides, hangover’s ones.

And so many more, nearly all of them, have accepted the call of Rimbaud, the handsome and damned.

How do I struggle again? with which right? with which face?

Guilty to have accepted life, angry of the failure on the kamikaze mission

guilty that the world go on, its injustice, its so-expected loves of operetta

its chatters that go with the wind, that wind feeling so cold.

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